
“Il giardino irraggiungibile” affronta tematiche complesse in modo originale e profondo, fa riflettere e riesce a toccare il cuore.
Il protagonista è Elia Dori, un trentenne che ha successo con le donne ed è abituato a relazioni che lo coinvolgono solo nel corpo e mai nel cuore. Finché non si incontra Sharbat, una ragazza che percepisce come una specie di angelo asessuato, completamente fuori dalla realtà dei teen-ager dell’era moderna, e per la prima volta nella sua vita accantona (quasi repelle) l’idea del sesso, visto adesso come contaminazione. Da parte sua, invece, Sharbat, pur non avendo sperimentato la sessualità, ne è fortemente attratta, complici la ribellione ad un’educazione eccessivamente morigerata, l’amicizia con Nina, (una diciottenne spregiudicata), la naturale curiosità. Per Elia, combattuto tra un contemplativo amore platonico e la travolgente passione carnale, inizierà un complesso conflitto interiore che stravolgerà la sua vita e quella di chi gli sta intorno.
Ci vuole molta sensibilità per trattare argomenti così delicati, riuscendo a restare distanti anni luce da stereotipi, luoghi comuni e soprattutto dalle interminabili e paludose riflessioni psicologiche fini a se stesse, di cui è piena la letteratura italiana.
Come per il romanzo “Alluminio” di Luigi Cojazzi (già recensito in questo blog) ci troviamo di fronte a uno stile di scrittura complesso ma al tempo stesso meravigliosamente scorrevole, capace di rapire il lettore dalla prima pagina in un crescendo, tremendamente intenso, che conduce verso significati sempre più acuti. Il lettore resta incollato alle pagine perché, mentre la storia si sviluppa, le vicende dei protagonisti si intrecciano, i pensieri si complicano e il romanzo, terribile e delicato al tempo stesso, cresce tra le mani fino a esplodere nel finale.
Giusto per dare un’idea ai lettori, questo romanzo ricorda un po’ la “Solitudine dei numeri di primi” perché i protagonisti vivono dei conflitti interiori tali per cui l’amore tra loro è impossibile. Ma a mio avviso, il “Giardino Irraggiungibile” è cento volte meglio. Il premiatissimo romanzo di Giordano, rispetto a quello della Saracino, è scritto, a mio avviso, in modo molto più distaccato: descrizioni fredde o, ancora peggio, tiepide, nessun pathos, nessuna sorta di pietas o di affetto dell'autore per le proprie sfortunate creature. In breve, non riesce a trasmette le emozioni come effettivamente avviene nel “Giardino Irraggiungibile”. In questo romanzo dove il termine solitudine non è nemmeno presente, il concetto dell’abbandono, della mancanza sono espresse alla perfezione e risultano tangibili al lettore. Certe pagine sono pugnalate d’ansia dirette allo stomaco di chi legge.
Complimenti all’autrice, un esordio davvero eccellente.
In ultima, ma cosa non da poco, il libro edito da EnricoFolci Editore, costa solo 10 euro. Fatevi un bel regalo, leggetelo.